ENG

Tunisi 8.06.2013 is a visual research on the production, diffusion and sharing of images in the countries where the Arab Revolt took place.

The project was conceived as a research on the possibility of using photography as a mean of expression and as a subject matter at the same time. Using the backlight of mobile phones and smartphones’ screens, I’ve projected on the photographic paper the pictures taken and saved by the people who lived and documented those events.

The final result reminds of a reel dotted with small photos which appear as particularly bright due to the contrast with the paper’s black background and outline a sort of map, a hypothetical satellite vision of the country. The lights casually filling the blank space of the paper represent the appearance and the evolution of those interactions that, avoiding the government’s censorship, carried out an essential task in the diffusion of information and documents.

Through social media we organized a performance event in Tunis, setting up a dark room where we printed the reel. All the participants have been invited to place their mobile phones, with their own pictures showing on the screens, on a self-made projector’s glass. The second step has been selecting and printing each image: the screen light imprinted the photo paper which, after the developing and fixing bath, created the virtual mold.

The proof of these experiences is now fixed on the paper, as a permanent sign of the important role that the communication and sharing channels played in the development of those real events. If on the one hand the active attendance of people is the main subject of the project, on the other hand it has also been the necessary condition for its realisation, through the creative process of the performance.

ITA

Tunisi, 8.06.2013 è un'indagine visiva sul processo di produzione, diffusione e condivisione delle immagini nei paesi coinvolti dalle rivolte arabe.

Il progetto nasce come ricerca sulle possibilità di utilizzare il materiale fotografico, in qualità di mezzo e soggetto allo stesso tempo, per rappresentare e raccontare l'evoluzione di questo processo. Utilizzando la luce che retroillumina gli schermi di cellulari e smartphone ho proiettato sulla carta fotografica le immagini scattate e salvate dalle persone che hanno vissuto e documentato questi eventi.

Il risultato appare come un lungo rotolo costellato di piccole fotografie che, risaltando luminose sullo sfondo nero della carta, disegnano una sorta di mappa, un'ipotetica visione satellitare del paese. Emergendo casualmente dal vuoto circostante le luci rappresentano la comparsa e l'evoluzione di quei contatti che, sfuggendo alla censura dei regimi, hanno svolto e svolgono tutt'ora un ruolo fondamentale nella diffusione di informazioni e documenti.

Attraverso la rete, i social network, abbiamo organizzato un evento-performance a Tunisi, dove abbiamo allestito una camera oscura e realizzato il rotolo. I partecipanti sono stati dunque invitati a poggiare per alcuni secondi il proprio cellulare, con un'immagine da loro scattata sul display, sopra il vetro di un proiettore autocostruito. La luce degli schermi ha così impressionato la carta fotosensibile che, dopo il procedimento di sviluppo e fissaggio, ha rivelato le tracce delle fotografie e ha dato forma concreta alla matrice virtuale.

Questi tratti di esperienza e testimonianza appaiono ora fissati sul supporto, come segni indelebili di quei canali di comunicazione e condivisione che hanno così influito sullo sviluppo degli eventi reali. Se da una parte la partecipazione attiva delle persone è quindi l'oggetto stesso del progetto, dall'altra è stata la condizione necessaria per la sua realizzazione, attraverso il processo creativo della performance.